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Full text of "Piccola raccolta di poesie ad onore di Pio IX : pubblicate dalla povera donna di Bologna / M.T.B.V."

PICCOLA RACCOLTA 



AD ONORE 






DI 



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PUBBLICATE 

DALLA POVERA DONNA 

òx Solagna 



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PICCOLA RACCOLTA 



AD ONORE 



DI 



PIO IX. 



pubblicati: 



DALLA POTERÀ DONNA DI BOLOGNA 




BOLOGNA 

TIP. DI GIUSEPPE TIOCCHI 

1847 



Nil Sole majus 
Nemo PIO dignior. 



3 

COMPONIMENTI PUBBLICATI 

DALLA POVERA DONNA DI BOLOGNA 

IN ONORE 

DI 

PIO IX 0. M. 



e 



hi è la povera donna ? È vecchia o gio- 
vane ? dove si potrebbe incontrare ? diman- 
derà forse per curiosità qualcheduno. Ri- 
sponderò. — È una povera donna ! Compie 
addesso i 29 anni : non la troverete ne' luo- 
ghi brillanti della società. Fu un tempo in cui 
vi si poteva rinvenire. Ora è quasi perpe- 
tuamente nascosta. Una truppa di fanciulli s 
le domestiche cure «> dovere 3 necessità a ciò 
la consigliano. — Brava ! ma come dunque 
le è saltato il grillo di scrivere ? air ago , 
al fuso non al lauro o al mirto!... — piano ! 
nuoco a qualcuno io scrivendo ? — No. — 
Tutt' al più posso farvi ridere : eh ? 

— Niente di male. — 

Meglio adunque , giovo anche a me stessa. 
I pochi momenti tolti al riposo , dopo le gior- 



4 

naliere fatiche s, per scrivere qualche cosa , 
onde concigliare il sonno a miei gentili let- 
tori, mi procurono qualche onesto guada- 
gno. Scrivo; è il solo sollievo che ho. Qual 
più nobile soggetto per accendere V entu- 
siasmo e T astro già spento ? qual più no- 
bile di PIO ? 

A Lui nelP umile tetto è consacrata la 
penna della Povera Donna. Ora o generosi 
Bolognesi, veri, amici di PIO a cui la Povera 
Donna ha confidato parte delP esser suo , 
compiacetevi accettare qual tributo di os- 
sequio questo meschino lavoro che non ha 
altro merito che di esser consacrato alF Ado- 
rato Sovrano, e che Ella vi dedica. Degna- 
tevi benigni di compatire : vi sarà grata , 
e la incoraggirete ed altri lavori qualora 
diciate gradendo. 1' offerta con un sorriso: 
Povera Donna ! 



LA POVERA DONNA DI BOLOGNA 

M. T. B. V. 



JU 

o 

DEDICA ' ■ 

AGLI AMICI DI PIO IX. 



N 



on permettea o Magnanimi 
A me meta sì erta 
Il mio pensier, e Fumile 
Ma reverente offerta 
A Voi dubbiando timida 
No 5 non osava offrir. 



Ma pur 5 in pria che Felsina 
Vegga di PIO , del Grande 
Queste a Lui sacre pagine ; 
Per Lui che tanto spande 
D' onnipossente e fervido 
Raggio il divin splendor. 

Voi per quel solo pregio 
Che PIO col nome dono 
Fa a questa oscura ed umile 
Opra; Voi pur perdono 
Datemi e sarà premio 
Maggiore al mio sperar. 



7 

IN OSSEQUIO 

SU' Smiiuntissimo Stg. Carìr. Segretaria ìi Stato 

GABRIELE FERRETTI 
PIO IX 

EMULO DELLE SUE VIRTÙ 



N 

J*"eiT arcano di Dio alto Pensiero 
Non era ancor compito il gran disegno 
Quando alla Nave Sua pose Nocchiero 
11 nostro PIO , Cui dette Chiavi e Regno 

Per P infido difficile sentiero 
Del mar turbato 5 Cristo qual sostegno 
Dare voleva al Successor di Piero 
UOM di virlude e di sublime ingegno. 

Alma forte e gentil , mente infinita, 
Pietoso Core in GABRIEL discerne , 
Questi Io scielgo, gridò: V opra è compita. 

Scritto era dunque nelle carte eterne 
Che Italia avesse da DUE ALME aita 
Fra lor per Sangue e per virtù Fraterne. 



8 



PIO IX 0. M. 



^ 



ESIF© 

Quando Cristo alla vedova Sposa 
Dal Ciel volse uno sguardo sereno 5 
PIO le diede 9 e con voce amorosa: 
Questi ? Ei disse , fia il tuo difensor. 

Quella Augusta tergendosi il pianto 
Mai non era comparsa sì bella ; 
Maestosa in magnifico manto 
Di corona d' ulivo s ? ornò. 

Schiera amica seguace di PIO 
Fé , Pietade , Giustizia 5 Clemenza 5 
Che circonda il gran Trono di Dio 
Ossequiosa prostrossi al sud pie. 

Dessa, a quelle sorrise Béina 
Rammentò di Si'onne i trofei , 
E i portenti che empir Palestina 
Nel futuro rapita mirò. 

1/ ampie orme del GRANDE , stampate 
Sul principio dell' arduo cammino 
Ella vide 5 e le genti prostrate 
Ebre tutte di gioia e d* amor. 



9 

Vide pure in sì brevi momenti 

Tante pene e gran pianto obbliato , 

1/ arti amiche e il commercio fiorenti .. 

Scorrer lieti di Italia i sentier. 

Ella vide , e le illustri tacenti 
Ombre ancor de' Pontefici estinti , 
Nelle tombe fastose e squallenti 
Rallegrarsi di un tanto avvenir. 

Nelle cupe caverne profonde 
Le schernite maligne possanze, 
Che mordean sibillando le immonde 
Lingue 5 senza speranza e poter. 

Ella vide ! ed in fronte più bella 
Gridò lieta : Niun turbo più temo 
È spuntata , è spuntata la stella 
Che la nave di Piero guidò. 

Muova pure da colle nemicò 

Atro nembo 5 e minacci di Sionne 
L' alte torri e il vessillo mio antico , 
Nulla temo ; n' è FIO il Difensor. 

Quello spirto che d' Oreb sul monte 
D' un pastor fé' il più gran condottiero 
Quello spirito , che Davide a fronte 
Del superbo Goliatte guidò; 

Quel che salvo fé' il popolo infido 
Tante fiate per man d' un sol Prode > 
Quello spirto che tinse ogni lido 
Di gran sangue versalo per me. 

Questi è in PIO : e l' infiamma e lo guida ; 
In LUI vita ha di Giuda il Leone : 
Ma non guerra: cessata è la sfida: 
Madre io sono anche al figlio infedel. 



40 

miei cedri del Libano , o altère 
Sacre piante,, o pacifici ulivi ! 
Su crescete alle miti e leggere 
Àure sante di pace e d' amor. 

E tu Àngiol che cuopri beato 
Co' tuoi vanni mia eccelsa dimora 
Alla mistica tromba dà fiato 5 
S' oda ovunque il possente squillar. 

Sia segnale de' popoli a Dio , 
Qui s' adunino figli alla Chiesa , 
Qui si prostrino ai piedi di PIO 
Come agnello raccolte al pastor. 

miserrimi spirti novelli 

Che cercaste in tenèbre la luce , 
filosofi ? ai raggi più belli 
Ravvisate qui un Sol di virtù. 

Voi che a' falli già feste difesa 
Di sofismi con mente proterva ; 
Van prestigio ! Voi pure alla Chiesa 
Qui correte a scuoprire F error. 

Qui agli altari \ qui ai codici miti 
Di una legge sublime ed umile 5 
Fra gli augusti , fra i mistici riti 
Qui apprendete scienza e pietà. 

Come torna ai domestici Lari 
Il ravvisto pentito figliuolo , 
Deh tornate al mio seno ! più cari 
Voi sarete al materno mio cor. 

Tanto spero per mezzo di PIO 
Che del nome riempie la terra 
Ed il Cielo ., e il creato da Dio ; 
Bench' EI solo lo sembri ignorar. 



a 

Salve , salve o Pontefice Santo 
Per TE fatta è la Chiesa secura 
Per TE 5 o Grande , che umìl nel gran vanto 
Sei maggiore del Trono e di Te. 

Salve , ah salve o TU degno di impero, 
Vera immagin di Cristo vivente 
A TE l'Orbe suggettisi intero, 
E minor sarà il regno dei cor. 

mio secolo , or t' ergi fastoso 
Ed aspetta magnanimi fati 
Che per scorrer di tempo orgoglioso» 
Ei d' oblio te coprir non potrà. 



-*É88^1»- @-<!^§®s— 



ALL' ITALIA 



ITO® 







Italia o madre inclita 
Al Ciel diletta , a PIO 
Sorgesti o bella , allegrati 
E ne dà laude a Dio; 
Che il tuo trionfo , lagrime 
E sangue non costò. 



Sorgesti o bella; gloria 
E libertade ! invano 
Sotto le spente ceneri 
Ancor bolle il vulcano ! 
PIO della Italia è V Iride 
Di pace apportator. 

Invan discordia perfida 

Trame anche ordir s' alletta , 
Ed ire ed odi semmina, 
E le calunnie inventa ! 
maledetta frenati 
Che il regno tuo finì. 



43 
Pace 3 concordia o Italia ! 

Non più contese o gare ! 

Sotto il vessillo patrio, 

Sulle domestiche are 

Eterno patto stringasi 

Di vero e santo amor. 
Universale 3 unanime 

Sorga fra noi un grido : 

Osanna , Osanna al MASSIMO 
• L' alpe ne eccheggi , e il lido 

Che cinge 1' Adriatico 

Infino all' altro mar. 
RAGGIO di sol purissimo 

Che brilli in Vaticano < 

Che Ti degnasti tergere 

Pietoso il pianto umano 

Accogli i voti fervidi 

De' figli del tuo cuor. 



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IMO POPOLAI! 

PUBBLICATO IN ROMA 

£ COLÀ POSTO IN MUSICA 



c 



antiam , cantiamo o Popoli , 
Cantiamo un Inno al SANTO ! 
A noi rispondi o Felsina : 
Rispondi al patrio canto ! 
Gloria air EROE del secolo 
A PIO eterno onor. 



De* figli un giorno esuli 
Oda il devoto accento , 
Fra le obliate lagrime 
1/ universal contento ^ 
LUI Santo ? Santo acclamano 
Neil' intimo del cor. 

Padri, mariti, orfani 5 
Vecchi, fanciulli, spose 3 
Egri, negletti, miseri 
Sorgete ! e il crin di rose 
Lieti adornate, e in giubilo 
Di PIO correte al Pie. 



15 
Surta è V Italia immemore 
Di non mentiti affanni 
Chi la fé' lieta e libera ? 
Chi ne ristora i danni ? 
Oh ! non fu forse il Provido 
Di Pietro Successor ? 

Gloria si canti al MASSIMO 
Cantiamo amore a PIO 
Deir Universo è V Idolo 
Egli è d' Italia il Dio ! 
Ali* IMMORTALE unanimi 
Giuriamo eterno amor. 



46 

LA YIS10NE 

PELLA PCIYE11A ©IMMA 

TERZINE 

pffiH8®M«&irB ira ssssa 



D 



ormian tutte le create cose 
In sen di notte placida ed oscura 
Ed era lunge ancor Y alba di rose ; 

jE in sull' onda del Tebro e in sulle mura 
Del Vaticano pur V ombra salìa 3 
E nel sonno giacer parea natura. 

Io non dormìa allor : no non dormìa 

Che da lunghi anni è in bando ogni riposo 
E sol plorava la mia sorte ria ! 

Dato un guardo al destin che lagrimoso 
Crudo ai figli sovrasta , invan piangea ! 
Che mi parve prefisso e doloroso. 

Niun nel! 5 alma mia sperar sorgea , 
Che ritta in mio cammin vidi la bruna 
Sorte ? che bieca me sfidar parea. 

Sorte crudel che me fin dalla cuna 
Orribilmente ognor persegue e preme 
Ed a mio danno ogni disgrazia aduna. 



47 

Ma il sol che splende in ogni cor che geme , 
Di religione col bel raggio amico 
In cor mi pose una beata speme. 

Rinversato il notturno orror nemico 
Cinto di luci a me tutto repente 
Comparve un Veglio venerando , antico. 

Ed in atto gentil tutto clemente 
A me rivolse allor le auguste ciglia 
Con guardo maestoso 5 onnipossente ! 

A me prostrata in somma meraviglia , 
In nome di Colui che a tutto impera 
Sorgi Ei mi disse ; più non pianger figlia. 

Sorgi 5 ardita tu vanne e prega e spera 
Quanto vuol, tutto può Chi il cor f inspira 
Vanne alla Fonte di Pietade vera. 

Iddio 3 che Te dal Ciel pietoso mira 

E che in suo pugno il cor de 9 Regi serra , 
Che per lungo pregar mai non s' adira ; 

Ti manda a LUI che a Me successe in terra 
Che come Padre , non qual Prence regna , 
Onde finisca la tua lunga guerra. 

Digli che V opra è tutta di LUI degna 
Che col cor si consulti come suole 5 
Digli che Piero lo consiglia e insegna. 

Ripeti pur tu queste mie parole ; 

E allor vedrai che al tuo pregare , intero 
EGLI concede; perchè Dio lo vuole. 

È desso il degno Successor di Piero 
É nel suo cuor pietà verace e zelo 
Pel bene universal del Santo Impero. 



48 

E P opre sue son tutte scritte in Cielo ! 
Disse : e di lampi e lucide scintille 
S' accese V aria > e rotto il bruno velo 

Di notte fu : le stelle a mille a mille 
Rotar neir ampio delF azzurra volta 
Air ultimo girar di sue pupille. 

Èi, maestosa verso il Ciel rivolta 
L'augusta fronte , colla man sacrata 
Me benedisse in mio stupor raccolta. 

Disparve allora la vision beata : 

Io mi riscossi non credendo al vero , 
Dove Ei dirparve tuttavia prostrata. 

Calda la mente , il cor caldo , il pensiero 
In tumulto d' affetti 3 io corsi intanto 
U alto messaggio a esporre a TE di Piero 

Onde o PIO TU Y avveri o GRANDE o SANTO. 



19 



SUD SDÌ® 

LA POVERA DOININA 

4ttHH 



\Jual almo sol che le più basse cose , 
Col divin raggio illuminar non sdegna , 
Il guardo Tuo sopra sventure ascose 
SOVRUMANO di rivolger degna ; 
Un sol momento il tuo favor comparta 
Col Tuo perdono air umile mia carta. 

E se devota la mia cetra , i canti 
A TE sacrò nel povero mio tetto; 
Se T estro spento , a me le Muse amanti 
Raccesero nel cor pieno d' affetto : 
Or non sdegnar se tento ( ardita cosa ) 
Ripeter quello che TI scrissi in prosa. 

X TE mai certo giunsero mie preci , 

Scritte col pianto 9 e fu perduta ¥ opra : 
Sicché importuna , dieci volte , e dieci 
A chiedere tornai; ornai si scuopra ? 
Che in Roma venni , ma non ebbi udienza 3 
Perchè Dio così volle e restai senza. 

(*) Questo lavoro fu già inviato dalla Povera Donna al 
Pontefice. 



20 

Odi o GLORIOSO 5 qual mai sorte dura 
Me conducea : In lunghi anni oltraggio , 
Soffriva io segno di più ria sventura , 
Che in bassa sfera mi gettò 5 né raggio 
Lasciò di bene al più traffitto core ? 
Che si struggea d' inutile dolore. 

Né ridir so le veglie 3 i patimenti , 
U attività delusa e le speranze 5 

I penosi travagli ? ed i lamenti 
Le umiliazioni le perdute istanze; 
Miseri tempi per chi avea de ? figli ! 
Non trovai che parole e che consigli. 

Ali 5 alma oppressa y agli egri spirti miei 
Die bella speme il fausto avvenimento 
Di TE al Soglio o GRAN PIO che fosti e sei 
GRANDE oltre Y umano intendimento : 
Di TE che eterni già la Tua memoria 
Nel cor d' ognuno e nella Patria Storia. 

E se adorato in mille modi e mille 
E niuna Gloria è della Tua più alta > 
Per TE ne' petti si destar scintille 
W Italiano valor , ogn' uom T' esalta : 
E Padre e Santo, (non più Prence chiama) 
L'empio perfin TE benedice ed ama. 

Quanto amore e speranza in cor destasse 

II lieto Evento , a me noi so ridire 5 
E un Santo parve che mi consigliasse 
Correrti al Piede , e farmi benedire : 

U opra impossibile render piana e doma 
Fu mio pensiero, e mi condussi a Roma. 



21 

TE qual Santo invocar voleva pe' figli 
Che sul Reno lasciava abbandonati : 
Né calcolando ostacoli e perigli, 

10 li sprezzai , e furon superati 

Da quell' amor che tutto può materno : 
Mi posi in viaggio: oh viaggio deir Inferno! 

Di due mesi un bambin che sol vagiva 
Meco portai e un poco di Contante : 
Nel cor del verno 3 e più morta che viva 
A Roma giunsi , ma coir ossa infrante 
Per T aspro gelo, o Santo Padre il credi. 

11 cammin feci in qualche luogo a piedi. 

In Roma oh Dio ! abbandonata e sola 
E con Y impiccio di quel pargoletto. 
Ahi mi pentii, e fu terribil scola ! 
E maledii Y ardito mio progetto. 
1/ affranta salma sosteneva IDDIO 
E la speranza che avea posta in PIO. 

Come vissi ! il pensier ancor ne freme. 
Oh passi, oh prieghi! oh direi quasi frode! 
Quel toglier V imporiun che prega e geme 
Col rimandarlo da Pilato a Erode* 
Finché il meschin chelanguee perde i giorni 
Più disperato al suo Paese torni. 

Fra il fasto, fra le pompe e le faccende 
Oh chi poteva mai badare a me; 
Che ognuno di se sol cura si prende 
Ben mi convinsi , e ancora so il perchè ! 
Perchè al mondo il peggior d' ogni difetto 
È aver bisogno, e Tesser poveretto. 



22 

Oh Santo Padre ! quando si domanda 
Vi mandan via con poche parole 
E bruscamente : Oh ite in altra banda 
Io non posso ascoltar le vostre fole t 
Ed i più umani dicono ; tornale 
Ma non domani perchè mi seccate. 

Né decoro avvilito da preghiera 
Né importanza di caso o condizione 
Trovò pietà , corsi mattina e sera: 
Ma fosse caso., oppur combinazione 
Io corsi invan due mesi in questo metro, 
E allora dissi : Addio , torniamo indietro. 

Oh mal gitati affanni e senza prò : 
E eh' io lo creda è ben forza oggidì 
Quale Santo ora , quale invocherò ? 
Che PIO lo sappia almeno, oh questo sì ! 
I mali miei colpa del caso sono j 
Ed anche al caso so accordar perdono. 

Che mi sta ben , qualcun potrebbe dire , 
Che queste sono imprese disperate. 
Che così dovea andar, così finire: 
Ma non è ver : Mirate un pò ! Mirate ! 
Sapete come -fu ? Ciascuno m' oda 
Fu il Diavol che vi mise un pò di coda. 

E ancor Gregorio di Santa Memoria 
Pare che di me avesse compassione; 
Ma ohimè si legge sol nella sua storia 
Che mi dette una piccola pensione; 
E parea pieno di buon cuor, di zelo 
Ma sul più bel se n'è volato in Cielo. 



23 

Tal sorte o Santo Padre è tocca a me , 
Che ho tanti figli e tutti in poca età, 
Nèintendon storie, e mangiar vonno, ahimè! 
E mi mettono in croce : Iddio lo sa. 
Nacquero in agio , ed è cosa ben seria 5 
Festa o non Festa si fa sempre feria. 

Una pensione per tre anni abbiamo 
Ornai finita di tre scudi al mese : 
Eh non e' è male ! Senza che il diciamo 
Capisce ognuno , che in nessun paese 
Con ciò si vive, ancor che i miei figliuoli 
Sol polenta mangiassero e fagioli. 

Eppur con tutto questo , io spesso dico 
Oh pazienza , sarà quel che sarà ! 
E lavoro e mi traggo dall' intrico. 
Cosa, ho da dimandar la carità? 
peggio far? Mo signor nò, e poi nò: 
Questo non V ho mai fatto e mai farò. 

Timor di Dio , sudor , aspro lavoro , 
E solo pan; ma cor, alma serena: 
Con questi crebbi i figli : oh non è Foro 
Che fa felici; non è pranzo o cena, 
Ed io vado anche a letto allegra e lieta , 
Se la mia cena è cena da Poeta. 

SANTO PADRE , or perdon vi chiederò 
Di tante ciarle che son verità; 
Ma troppe sono, ed ancor io lo so 
Ch' è un abusar di Vostra Gran Pietà ; 
Date perdono, ve ne fo preghiera , 
Né dite o Santo Padre Uh che Ciarliera ! 



24 

11 Magnanimo Cor sol vi consigli: 
Anche de' Rei aveste un di pietà : 
Non P avrete di me, non de' miei figli? 
Se Voi non siete * chi li aiuterà ? 
E cresceranno a Voi sacri e devoti, 
Utili ancor , né al duro Mondo ignoti. 

Bella speme ho già in cor : Chi me P invola? 
Ah SANTO PADRE non mi venga tolta ! 
Deh, che non resti inesaudita io sola. 
Deh, m'ascoltate per una sol volta! 
Che poi la testa mica l'ho di legno 
E qualche cosa io pur faccio^ e m' ingegno. 

Ch'io da lontano porgerò preghiera 
Co' figli miei. 1/ udrà P Onnipotente ; 
Udralla in sul mattino , in sulla sera ; 
Né fia che nieghi a mia fiducia ardente ; 
Glorioso e lungo Regno a Voi Gran PIO 
Pel ben di noi , Vi benedica Iddio. 



25 

INVERSIONE 

DEL COMPONIMENTO GIÀ PUBBLICATO 



*éH FMk. Mik. m. 



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DIMINUITO DI PREZZO 

GLORIA A PIO IX. 



METRO LIBERO 

JL Cieli narrano 

Glorie di Dio — Quelle di PIO 
Narrate o popoli 

Beato spirito 
Genio immortale — Hai forse eguale 
Genio benefico ? 

Ogni tuo palpito 

È tutto affetto — T' arde nel petto 
Fiamma santissima. 

Infaticabile 

TU sempre , o PIO — Sei Padre a Dio 
Ognor pel misero. 

Risplendi fulgido ' 

Sovra del Trono — Sempre un tuo dono 
I dì ci apportano 



26 

Ben lo sa il povero 

Cui regni in core — Del Redentore 
TU sei F immagine. 

Oggi ancor provido 

I tanti voti — De 5 tuoi devoti 
Coroni o MASSIMO 

Oh quante grazie 

II popol lieto — Pel TUO DECRETO 
Rende alF Altissimo. 

Regna o MAGNANIMO 

Per sempre impera — Nembo o bufera 
Più non sollevisi 

Né più fra turbini 

truci lampi — I nostri campi 
Sfrondi la grandine. 

Ma F aura è placida 

Più non si aduna — La nube bruna 
Pel queto aere. 

Il vel non alzisi 

Che tutto cuopre — Veggiam nell'opre 
Di PIO la Gloria 

Lode alF Altissimo 

Che in soglio il pose — Tutte le cose 
Da quello illumina. 

T' allegra o popolo 
E pensa intanto — Di Grazia al SANTO 
Un Inno a sciogliere. 



27 



A PIO IX. 



CANTO 



B 



en vi fu chi cantò di antichi Eroi 
E d'ogni etade il Genio ed il Valore 5 
E gli Avi nostri tramandaro a noi 
11 lor splendore. 

E memori am sovra di elette carte 
Il senno e V opre del sagace ingegno 3 
Ed i trofei eh' in ogni tempo P arte 
Die a Italia in pegno. 

L'Italo egregio di ogni bello amante 
Sempre rammenta con gentile orgoglio 
Petrarca j Ariosto ; Tasso e il Divin Dante 
Degni di soglio. 

Ricchi di fasti e di fama, sulFali 
Alto volaro , ed a noi pur son noti 
Tutti quei nomi d' uomini immortali 
Cui siam nepoti. 

Ma quale cetra mai, qual uman canto 
Quale lingua., qual mente, e qual mai petto 
Sarà mai degno d' esaltar quel SANTO ? 
Quale concetto ? 



28 

Oh fatidiche voci , o antichi vati 

Davidiche arpe ! Oh Inspirati da Dio ! 

Voi che per tempo mai foste obbliati 

Cantate a PIO 
Ohimè ! Di loro invan la polve invoco I 

Mesta dolcezza air anima mi piove ; 

1/ alma già mi ricerca un divin fuoco , 

Dove son ? Dove ? 
Che PIO m'inspiri! sommo Genio e Forte 

Del secolo e dell' alme appien SIGNÓRE 

Sotto il cui soglio Schiavitude e Morte 

Frena e dolore; 
PIO ch'in breve confin di regno aduna 

La Gloria e l'Opre degli antichi Avi, 

PIO che d'Italia impera alla fortuna 

Con V alme chiavi ; 
PIO che dall'uno ormai all'altro Polo 

Stende il confin 5 dove amor solo impera, 

PIO che in gioia mutando il pianto e ij duolo 

Con la preghiera ; 
Vinse ed ara ha nei petti y e Dittatore 

Dell' Universo tutto accoglie i voti ; 

Vinse senz' armi e bellico furore 

I suoi devoti. 
Ed io ardirò levar l'egro intelletto 

I lumi miei a quella Ardente Face ? 

Ah ! Smarrisce la mente al gran subbietto 

E il labro tace. 
È l'opra degna del Teban Cantore; 

Ma se tace la lingua, il cor non muto 

Oh quale, oh quanto mai degno d'Amore 

Rende tributo ! ! 



29 

RITRATTO MORALE 

DEL MMIC9 BELLA PATRIA 

E 

DI PIO IX 

NELLA CONGIURA DI ROMA 



S 



imile al Carnefice 
In fronte ha scolpita 
Vergogna ed infamia 
Baldanza avvilita , 
Eterno livor. 

Funesta meteora 

È il torbido sguardo , 
Veleno è V alito 
La lingua un dardo 
Di serpe peggior. 

Un demone o Furia 
Gli informa la Salma 
Donata a Lucifero 
Insieme colPalma 
Che è sède d' orror. 



30 



Queir alma che simile 
È a quella di Giuda 
Che d'oro sol cupida 
È perfida e cruda 
Che come quel barbaro 
Il Sangue tradì. 



Zi 

ALLI TRADITORI DELLA PATRIA 

E 

mi sud aa 

NELLA CONGIURA DI ROMA 



PAROLE 



B 



ranco vile di empi codardi 
Che d'uman solo avete il sembiante, 
Su tremate che è giunto l'istante 
Su tremate di vero terror. 

Alme atroci 3 che il Giusto detesta , 
Traditori di amici e fratelli 5 
Abbassate o vigliacchi la testa 
Perchè il regno degli empi finì. 

Assassini ! Il domestico tetto 
Né d'amico F amico sembiante 
Securtade è ai codardi bastante; 
Ma lo sprezzo , e la nostra pietà. 

Vili rettili ! oh state tranquilli ! 
Ma nascosti del giorno alla luce 
Ceppi 3 sangue , supplizio più truce 
Nostra forza pugnale non è. 



32 

Feccia vile, che Italia non teme 

Perchè or non componi il sembiante 
Ad inganno , alla vittima innante 
Di piantare lo stile nel Cor? 

Via strappate la maschera indegna 
Che vi pose malizia sul volto: 
Che ogni inganno per sempre è disciolto, 
Schiavitude e terror dileguò. 

Muto ancora nel chiuso mantello 
Sospettoso va il branco de' stolti ; 
Che il destino del pari ha ravvolti 
Nell'abisso scavato da lor. 

Ma non giova F audacia scolpita 
A cuoprire Finfando pensiero; 
Caritade e amicizia tradita 
Vi palesa, e il perduto pudor. 

Sol perdono, prostesi sul suolo 
Sol perdono a implorare vi resta : 
Non dannati alle lagrime, al duolo, 
Ma a vergogna ad eterno rossor. 

Per voi soli , vel dica il rimorso , 
1/ innocenza tradita reclama , 
Quanto sangue sul capo vi chiama ! ! 
Quanto sangue che ad essa costò ! ! 

Ma rimorso già Tempio non sente 
La sventura più il Core gli irrita, 
Furibondo ei bestemmiai incita 
La terribil vendetta del CieL 

E del Dio giustamente sdegnato 
Il perdono non cura né implora.... 
Sciagurato ! Non pensi a queir óra 
Che a te forse F estrema suonò. 



33 

QUANDO 

l' ORBE CATTOLICO ESULTANTE 

ALLA PIETÀ CLEMENTE 

DI 



PIO IX. 



RICCHI SERTI DI FIORI OFFERIVA 

LE RICONOSCENTI BOLOGNESI 

DI PATRIA GIOIA RICOLME 

UMILIAVANO 

IL SEGUENTE 



INNO 







intemerate Italiche 
Arpe 5 qual s' ode suono ? 
1/ ascolta Europa in giubilo- 
Di Pace di perdono 
Un canto egli è di Popolo , 
Che a PIO lo consacrò. 



u 



Oh altera Roma ! oh Tevere 
Che scorri alme contrade ! 
In qual remoto secolo y 
In qual vicina etade, 
A Te fu dato sorgere 
Oltre al presente onor ? 

Gioia ! o voi madri, o vergini ? 
spose in bruna spoglia : 
Tergete pur le lagrime ? 
E la deserta soglia , 
Torni de' vostri cantici 
Più lieta a risuonar. 

Gioia 5 o fanciulli orfani! 
È surto un dì beato. 
Voi minacciò miseria 
D' inesorabil fato; 
Ma la pietà benefica 
Di PIO ve ne salvò. 

E quanolo mesta, e tacita 
Suir imbrunir di sera 3 
Da voi si alzava fervida 
Sommessa umìl preghiera , 
Innanzi al Dio di grazia 
Ascolto ella ti^ovò. 

Ecco j ritorna F esule 3 
Al non sperato amplesso ! 
Ài figli torna ! al talamo ! — 
Gli fu tal dì promesso ? — 
No ? che nel career squallido 
Egli non Faspettò ! 



35 



Cadeva il sole 3 in tenebre 
Ei rimaneva e solo ! 
E rimembrava il misero 
La moglie, il figliuolo s 
E i genitori in lagrime , 
Ch' ei non dovea veder ! 

Lunge per tanto spazio 
Da lor, e in tomba vivo 
Ei quasi alle domestiche 
Gioie , di cui fu privo 3 
Pensò 5 ma disperandole : 
Cercò sognarle almen. 

Oh ! chi gli schiuse l'anima 
Alla ineffabil speme ? 
Quale mai spirto angelico 
Mosse dalle supreme 
Sedi ? commosso al gemito 
Del lungo suo pregar ? 

Più che celeste spirto , 
Tu fosti , o Eccelso PIO ! 
Tu Grande , Tu Magnanimo; 
Tu Imitator di DIO, 
Che redivivo il genio 
Festi di nostra fé' , 

Tu fosti ; e qual non palpita 
Cuore per Te d' affetto ? 
Qual alma fia insensibile ? 
Qual mai feroce petto 
È muto al comun giubilo, 
È freddo in tanto ardor ? 



36 



Là fra regioni inospite, 
Fama di Te risuoni ! 
E allora udremo il barbaro 
Dir che qual Dio perdoni , 
E ? vinto ? un muto ossequio 
Ei pur Ti renderà. 

PIO 5 le virtù , che infiorano 
1/ augusto tuo sentiero , 
Oh quante palme adunano ! 
Dal Ciel le mira Piero 9 
E spera il dì che i popoli 
Abbiano un sol Pastor. 

Deh fia ! santa repubblica 
Del Dittator che impera ! 
Siccome in altri secoli 
Spiega la gran bandiera, 
All'ombra sua raccolgasi, 
Una famiglia sol. 

Quasi inconsunta fiaccola 
Tu della vincente 
Chiesa del Dio de' Martiri 
Splendi ; né più fremente 
Nemica forza 1' impeto 
Alzi irrequieta ancor. 

Per Te la speme avverisi, 
Padre di noi devoti ! 
Ma Tu fra cure ardue, 
Non isdegnare i voti , 
D'intemerato giubilo 
E di figliale amor. 



37 

NELLA DISTRIBUZIONE DEI PREMI DEL 4847 
NELLE SCUOLE PIE 

DI BOLOGNA 

GLORIA AL MECENATE EMINENTE 

ONORE Al DILIGENTI MAESTRI 

LAUDE ALLA STUDIOSA GIOVENTÙ' 

n»»^-® ^stsew 



JT iorellino — che in selvaggia 
Aspra rupe — abbandonato 
in deserta — incolta spiaggia 
Cresce inutile — obliato 
Per ingombro — sol del suol. 

Cresce è ver — ma il triste aspetto 
Non invoglia — un cor gentile 
Né di ninfa — il capo , il petto 
Egli adorna ; — e rozzo e vile 
Ignorato — cresce e muor. 



38 

Ma se provido — cultore 
Il terreno — gli prepara 
Se l'innaffia — di sudore 
Se fecondo — lo rischiara 
Il bel sol — del nostro ciel ; 

Come e quanto — allor risponde 
Al sudor — di quel pietoso ! 
Fronde e fior — di limpid' onde 
Ei nodrito , — rigoglioso 
Ei s' innalza — sullo stel. 

Bella pianta — al ciel s' innalza 
L' accarezza — Paura amica 
Di foresta , — o pur di balza. 
E F onor — di sponda aprica 
È l'orgoglio — del cultor. 

E vaghezza — di giardino 
Dòn nuziale — egli è talora 
Sempre bello — è il suo destino 
La pudica — se ne infiora 
Forse adorna — anche 1' aitar. 

Giovinetti — delicate 
Piante tolte — a sorte oscura 
( Ah giammai — non l'obbliate ). 
Del destin — che s'infutura 
Bella speme — siate ognor. 

Del Cultore — previdente 
Rispondete — al bel desio ! 
Del Supremo — ed Eminente 
Mecenate — a quel di PIO 
Rispondete — con amor. 



39 







•mmm- 



SONETTO 







h che mai siete a chi conosce il vero , 
Gloria umana 5 piacer 3 bella fortuna ! 
Sol fumo, e polve sparsa in sul sentiero. 
Di chi suda, s' affanna., e invan vi aduna. 

Cade il dotto, il possente, il re, il guerriero 
Ahi la tomba si sta presso la cuna ! 
Tutto si strugge, né di vasto impero 
Né d'incanto mortai resta orma alcuna ! 

Nel fausto dì che fosti incoronato , 
PIO sì dicesti , a questa vita frale , 
Dando uno sguardo sol , un altro a Dio. 

Oh santo ! o da Lui sol tutto ispirato ! 
Che non festi per noi Genio- immortale ? 
Dair ara , al Ciel , poco ti resta o PIO ! 



40 

IL GIURAMENTO 

DELLE GUARDIE CIVICHE 



Gì 



"iuriamo! Giuriamo sull'armi di PIO! 
Già in petto scintilla la fiamma più ardente , 
Fratelli siam tutti ! un solo è il desio. 
Giuriamo! Giuriamo, che l'ire sien spente. 

Non cieco entusiasmo o enfatico accento 
Ci parla nell'alma, ma patrio amor, 
Ma un lungo desio. Venuto è il momento, 
Che il forte non pianga I* inutil valor. 

Giuriamo! giuriamo affetto sincero! 
Fratelli siam tutti , siam figli di PIO ! 
E il muto disprezzo spregiam del Straniero ! 
Che un core, che un brando avemmo da DIO. 



Ai 



Giuriam ! non codardi , dal seno materno 
Virtù fu trasfusa , col sangue il valor. 
Concordi giuriamci Amore fraterno, 
Giuriamo tornarci all' antico splendor. 

Giuriamo! Solenne è il giuro del Prode! 
Amore all' Italia. Sbandito il servaggio ! 
Onore , e virtude , deluda ogni frode , 
Se l'ora giugnesse pugniam con coraggio. 

Pugniamo per PIO , pei nostri diritti ! 
Su questa Bandiera concordi giuriamo ! 
Giuriam di cadere piuttosto trafitti 
Sull'arse ruine, che schiavi; Giuriamo! 

Ma liberi sempre ! non dono di sorte 
E la Libertade ! si compra col sangue 1 
Sfidare tranquilli la fine del forte, 
Che in petto italiano valore non langue. 

Giuriamo!.... Ah si sperda qualunque procella 
Per noi benetti dal Dito di DIO; 
Sia pace nel mondo. Spuntata è la Stella. 
Noi la ravvisammo negli occhi di PIO. 

Mortale saravvi si vile e spergiuro 

Che rompa la fede che dica non giuro? 



42 



ALL' ITALIA 



R 



edente Italia ! bellissima e cara patria di 
valorosi figlia di ogni magnanimo e genero- 
so affetto Madre e Reina; Maestra alle Na- 
zioni Straniere ; invidiata , ammirata , e in 
ogni secolo feconda di geni che non te sola 
illustrarono, ma Europa tutta. Te mia Italia, 
a cui tante volte cupida mano tentò imporre 
giogo e servaggio; Te che sebbene oppressa 
ma fosti invilita. Te or veggio tornata al 
prisco splendore di gloria e bella aureola 
farti delF universo. Italia mia che Dio riser- 
ba ne' suoi alti ed arcani decreti a più lu- 
minosi destini per scorno e rabbia de' per- 
fidi , per gioia e consolazione de' buoni tuoi 
figli. Esulta o mia Italia e benedici il Genio 
che scelse 1' Onnipotente per spezzare i tuoi 
ceppi, per tergere le tue lagrime, per com- 
pir la grand' opera della rigenerazione , 
senza furore di belliche spade , senza spar- 



43 

gimento di umano sangue; ma colla sola 
bandiera in Vaticano spiegata , ma colla 
Croce coronata di ulivo 3 ma colla pace, col 
perdono , coir amore ! 

Trionfo sovrumano dell' emblema di nostra 
santissima Religione. Trionfo degno di Dio , 
e delP Immortale PIO IX. Rallegrati o mia 
Italia 3 e per Te frema pure di rabbia 3 e 
cupo celi il suo diabolico furore , qualche 
malvagio indegno del nome Italiano, non più 
nostro fratello , non più figlio di PIO , so- 
gnante ancora il dispotismo, anelante ancora 
di gavazzare al suono delle catene , e fra il 
pianto ed il sangue de' suoi fratelli , già 
muti non per codardia, o addormentati sulle 
pubbliche sciagure, ma oppressi da inellut- 
tabiie forza. 

Consolati dico e rallegrati che vane tor- 
narono e vane torneranno mai sempre le 
tenebrose macchinazioni de' perfidi , finché 
batta negli incliti petti de' tuoi figli, ardente 
e pura fiamma di patrio amore, e finché il 
braccio de' forti possa stringere una spada 
per difenderti dai vili. Infamia a costoro ! 
Vadano , vadano lungi codesti inviliti citta- 
dini seco portando la loro vergogna e il 
nostro disprezzo. E Voi o Generosi e Ma- 
gnanimi che già tanto vi struggeste di veder 
surta questa nostra cara patria, rallegrate- 
vi e benedite l'Onnipossente poiché liberi 
siamo , ed alzate la fronte sopra tutte le 
nazioni della terra perchè si apre ai nostri figli 



u 

vasto campo onde mietere a dovizia le pal- 
me dei prodi , onde infiammarsi di virtù 
Italiane, che furono mai sempre il nostro retag- 
gio; virtù che sono i raggi che la fronte 
cingono del nostro Immortale quanto amato 
PIO IX, sulla Cui Bandiera fratellanza, pace, 
e concordia giuriamo. 



Imprimatur. Pr. P. Caj. Feletti I. S. 0. 
Imprimatur. AIoysiusCarboniPro-Deleg.Arctì. 




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PREZZO BAIOCCHI 15 



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